Riscrivere l’economia?

Arriva la carica delle B Corporation che vogliono riscrivere l’economia

Con tanto di sigillo rosso in simil ceralacca, quando diventano B Corp le società firmano un’altisonante Dichiarazione di interdipendenza: «Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, tutte le aziende dovrebbero essere gestite in modo da creare benessere alle persone e al pianeta; attraverso prodotti, pratiche e profitti, le aziende dovrebbero ambire a dare beneficio a tutti». Con una sottintesa citazione degli ideali di Gandhi, i fautori del movimento mondiale delle Benefit corporation aspirano a rivoluzionare il capitalismo. Né più né meno. Puntano troppo in alto? Chi sono gli imprenditori che hanno ispirato i cuori di tante imprese della Silicon valley?

Ormai sono oltre 1.600 a livello mondiale le B Corp (erano 125 nel 2008) e tra loro ci sono marchi noti come Kickstarter e Patagonia. Il modello è tradizionale, hanno un fatturato, fanno utili, si quotano in Borsa. Ma il business è generato mantenendo alti standard ambientali e sociali (dai bonus ai dipendenti al non sfruttamento dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo). L’ottica non è quella della corporate social responsibility,intende piuttosto permeare di questi valori l’intero core business dell’azienda.

Riusciranno queste società ad avere un impatto reale, conciliando profitto e sostenibilità? Alcuni economisti ci scommettono, come il premio Nobel Robert Shiller, secondo cui le società Benefit avranno migliori performance rispetto alle aziende tradizionali. Ma cosa ne pensa il mercato dei capitali? Negli Stati Uniti diversi fondi investono già in queste società ed essi stessi ottengono la certificazione. «Le società che sono Benefit per noi hanno un plus», spiega Elizabeth Robinson, investment director di Quadrivio, l’unico fondo, assieme a Como Venture, ad aver creduto in una Benefit Corporation italiana come D-Orbit , con un investimento complessivo di 2,2 milioni di euro. La startup sta lavorando a tecnologie per smantellare a basso costo i satelliti a fine vita, riducendo così l’inquinamento dovuto ai detriti spaziali. Un progetto ambizioso quanto credibile, visto che l’Unione Europea gli ha appena riconosciuto due milioni euro all’interno di Horizon 2020. «Le Benefit Corporation hanno una visione di business sostenibile sul lungo periodo e questo è importante sia per noi soci a tempo determinato sia per possibili acquirenti al momento della exit», aggiunge Robinson. «Inoltre con la certificazione queste società rafforzano il loro brand e riescono a trattenere i talenti migliori», spiega Robinson che non esclude, se il trend continuasse a essere positivo, di creare un fondo che dedichi particolare attenzione alle Benefit corporation.

Ad accelerare il processo potrebbe contribuire la legge che da qualche mese in Italia ha riconosciuto – unico paese al mondo assieme agli Stati Uniti – lo status giuridico delle Benefit Corporation. La settimana scorsa le prime cinque società sono andate dal notaio per formalizzare il passaggio. Oltre a D-Orbit, anche Dermophisiologique (cosmesi), Nativa (design), Croqqer (market place per lo scambio di servizi) e Mailwork (riqualificazione energetica). Di fatto sono le prime cinque Benefit Corporation fuori dagli Stati Uniti. «Ci sono ancora molte incognite, a partire da alcuni aspetti del trattamento fiscale – spiega Eric Ezechieli, co-fondatore di Nativa e partner per l’Italia di B Lab -. Ma ci sono molte società interessate. A breve le attuali dieci B Corp raddoppieranno, c’è molto interesse da parte degli imprenditori». Le B Corp vengono certificate attraverso un impact assessment, che viene poi verificato dall’organizzazione non profit B Lab, che per ora è stata l’unica ad elaborare uno standard di valutazione dell’impatto (che tutte le società che si trasformano in benefit devono allegare al bilancio).

Oltre a D-Orbit, Nativa, Dermophisiologique, in Italia sono B Corp – hanno cioè la certificazione ma non ancora riconoscimento giuridico come benefit – Banca Prossima (agli step finali dell’iter) l’istituto di credito di Intesa Sanpaolo rivolto al sociale; Fratelli Carli (olio); Habitech ( green building); Equilibrium (costruzioni green); Mondora (software); Treedom (business green); Cometech (defibrillatori); Little Genius (programmi educativi per nativi digitali).
Quali tipologie di aziende sono interessate a trasformarsi in società benefit? E non ci si muove sui terreni ai confini dell’impresa sociale? «Le Benefit Corporation sono aziende for profit a tutti gli effetti e non hanno vincoli sulla redistribuzione degli utili e dei dividendi – spiega Ezechieli -. Per cui sceglieranno di diventare Benefit Corporation quelle aziende che vogliono condurre un business misurando a 360 gradi tutti gli impatti ambientali e sociali, con l’intenzione di creare valore condiviso».

di Alessia Maccaferri

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