Inconscio Europeo

bussola-2In questo nostro periodo storico la spinta dell’evoluzione è fortissima.Scopro stamani l’esistenza del bracciale con bussola. Portarlo al braccio mi sembra un buon modo per ricordare spesso la complessità “glocale”.

Qual è l’etimologia di Europa? La più accreditata rimanda al semitico ereb, “occidentale”, per designare la parte ad ovest del Mar Egeo: per la curiosità del bibliofilo, la prima attestazione del termine è nell’Inno omerico ad Apollo, v. 251: cioè Europa come nome avrebbe la rispettabilissima età di più di 2500 anni!

Quando ci muoviamo nella nostra vita quotidiana,in qualsiasi punto della terra ci troviamo, ci dirigiamo verso uno dei 4 punti cardinali. Dal micro del locale al macro del globale è una danza continua. Forse è necessario guardare non solo all’inconscio Europeo? Oppure mentre guardiamo all’inconscio Europeo (Ovest ), sarebbe meglio prendere in considerazione anche quello dell’Est del Sud del Nord? In generale, andando ad analizzare un contesto isolato, rischiamo di non vederne la complessità.

La scienza spiegata da Steven Weinberg

Dopo cinquant’anni. la candidata per eccellenza alla teoria del tutto,che possa unire la teoria dei quanti e la relatività generale,è la teoria delle supercorde.Effettivamente è l’unica sopravvissuta,poichè tutte le teorie antagoniste sono state escluse. Come ha detto il fisico Steven Weinberg:” La teoria delle supercorde ci offre il nostro primo plausibile candidato alla teoria finale “.  Weinberg ritiene che tutte le mappe che guidavano gli antichi marinai indicassero l’esistenza di un leggendario polo nord, anche se ci vollero secoli prima che Robert Peary ci mettesse davvero piede nel 1909; analogamente,tutte le scoperte fatte nella fisica delle particelle indicano l’esistenza di un ” polo nord ” dell’universo, cioè di una teoria del campo unificato.

La teoria delle supercorde può assorbire tutti gli aspetti migliori della teoria dei quanti e della relatività in modo sorprendentemente semplice. Essa si fonda  sull’idea che le particelle subatomiche  si possano considerare alla stregua di note su una corda che vibri.Anche se Einstein paragonò la materia al legno per via del suo sviluppo e della sua natura apparentemente caotica, la teoria delle supercorde riduce la materia a musica.

Nella teoria delle corde, se si disponesse di un supermicroscopio e si potesse sbirciare direttamente dentro un elettrone, non si troverebbe una particella puntiforme, ma una cordicella vibrante. Quando la supercorda vibra in modo diverso-su una nota differente- muta in altra particella subatomica, come un fotone o un neutrino. In questo quadro, le particelle subatomiche che riscontriamo in natura si possono considerare le ottave più basse della supercorda. La tempesta di particelle subatomiche scoperte nel corso dei decenni,dunque non è altro che una serie di note su questa supercorda.Le leggi della chimica, che sembrano così confuse e arbitrarie, sono le melodie eseguite sulle supercorde. L’universo stesso è una sinfonia di corde. E le leggi della fisica non sono altro che le armonie della supercorda.

Ciclo di incontri. Brain and Brains

Da un pdf di Massimo Recalcati

L‘uomo senza inconscio diventa così la figura inquietante che abita la scena del disagio
contemporaneo della Civiltà. Si tratta di un soggetto che tende a liquidare l‘esperienza freudiana dell‘inconscio come esperienza della verità, della differenza e del desiderio. Il consumo  tossicomanico di sostanze, l‘ipnosi narcisistica dell‘anoressica, la spinta al divoramento compulsivo della bulimia, lo spaesamento del soggetto panicato, il ritiro libidico del depresso, la solitudine apatica dell‘obeso, la lesione silenziosa di certi fenomeni psicosomatici, l‘identificazione desoggettivata e conformistica ai sembianti sociali dominanti, la fatica crescente di esistere, di dare un senso alla propria presenza nel mondo, la fuga nella normalità come maschera di un falso adattamento definiscono il campo variegato della clinica contemporanea dove non è più il soggetto dell‘inconscio a essere protagonista ma un uomo che appare, appunto, come sganciato, ―disabbonato‖ come direbbe Lacan, separato drasticamente dal proprio inconscio.

vauro_3Da:  ” La nostra Europa “di Edgar Morin e Mauro Ceruti

La patria terrestre è concreta

L’antico internazionalismo, che non riconosce quelle comuintà concrete che sono le etnie o le patrie, era astratto. Ma anche queste comunità concrete diventano astratte nel momento in cui si richiudono in se stesse, si separano e si isolano, e in questo senso  si astraggono dall’insieme della comunità umana. Tutti i radicamenti etnici o nazionali sono legittimi, a patto che siano accompagnati da un radicamento ancora più profondo nell’identità umana terrestre.Il legame con le propprie radici identitarie è per ciascuno una necessità profonda.ma queste radici non sono incompatibli con l’identità propriamente umana, verso la quale dobbiamo ugualmente rivolgerci. In ogni modo, l’era della fecondità degli stati nazionali dotati di un potere assoluto è compiuta. Il che significa che occorre non disintegrarli, ma rispettarli, integrandoli in insiemi e facendo loro rispettare l’insieme di cui fanno parte.

Il mondo confederato non può che essere policentrico e acentrico, non solo politicamente, ma anche culturalmente.Un dialogo deve ormai rendere complementari Occidente e Oriente,Nord e Sud. L’interconnessione si deve sostituire alla disgiunzione, e generare la saggezza del vivere insieme. Ogni cittadino del pianeta può e deve coltivare  la sua identità multipla, che integra in sè l’identità familiare,l’identità cittadina,l’identità etnica, l’identità nazionale, l’identità religiosa o filosofica, l’identità continentale, l’identità terrestre.

L’identità europea e l’identità terrestre si devono integrare a vicenda

L’identità europea e l’identità terrestre sono oggi ancora sottosviluppate.E tuttavia non possono che essere strettamente connesse l’una all’altra, nella nostra Europa, metanazione e provincia del mondo. Nonostante sia divenuta una semplice provincia del mondo , e anzi proprio per questo, l’Europa deve portare in sè la coscienza dei problemi planetari.L’Europa non è certo l’unico luogo in cui si sta sviluppando una coscienza planetaria. L’Europa non è certo l’unico luogo in cui si sta sviluppando una consapevolezza delle molteplici crisi a catena del nostro mondo.Ma l’Europa è l’unico luogo in cui si sia abbastanza diffusa la diffidenza per le False Soluzioni e per i Falsi Messia. E’ l’unico luogo in cui, da più di sessant’anni, la paranoia degli stati e la religione della nazione si siano attenuate; in cui le pretese imperiali si siano ritratte; in cui il mito della Salvezza Terrestre abbia rivelato la sua menzogna agli ardenti fedeli.

IL canto della terra – Filmato mozzafiato dallo Spazio NASA

L’Europa può darsi la vocazione di diventare un laboratorio, un crogiulo, una ” fondazione ” . Con il termine fondazione intendiamo, à la Asimov, precisamente uno stretto intreccio, oggi necessario per essere all’altezza delle sfide planetarie, fra la conservazione delle acquisizioni di cultura e di civiltà ( non necessariamente europee ) e la preparazione delle trasformazioni del futuro. Dobbiamo salvare il passato per salvare il futuro. Ma dobbiamo anche seminare i germi di un avvenire che possa fare uscire l’umanità dall’età del ferro planetaria. L’Europa detiene due vocazioni fondatrici: una culturale e una politica. Dobbiamo procedere a una rigenerazione delle nostre radici che connetta strettamente queste due vocazioni.

Inserisco ora una pagina da: L’uomo superfluo di Ilija Trojanow

ilija-trojanow

Tre leggi mai confutate finora la dicono tutta sul futuro: gli informatici considerano valida senza eccezioni  la legge di Moore, la massima secondo la quale le prestazioni dei computer raddoppiano ogni diciotto mesi, nata da un’osservazione, risalente al 1965, di Gordon Moore, cofondatore dell’Intel. Il ritmo esponenziale  del progresso scientifico è rimasto sorprendentemente costante, sicchè è solo una questione di tempo – fossero anche decenni, quando si tratta di previsioni il margine di errore è sempre considerevole – perchè sia sostituita anche la forza lavoro qualificata e nelle fabbriche  sia occupato tutt’al più qualche tecnico altamente specializzato, incaricato di sorvegliare il parco macchine. La seconda legge – la famosa legge cibernetica di Norbert Wiener – dice addirittura  che non vi sono obiezioni pratiche o teoriche  all’idea di creare, in tutti i campi della produzione, cicli di automazione chiusi, cioè di lasciare la produzione di macchine ad altre macchine. Ma le conseguenza non riguardano solo la produzione di merce. La terza legge, il paradosso di Moravec, riassume l’esperienza di laboratorio, secondo la quale è più difficile costruire macchine dotate di capacità sensoriali-motorie piuttosto che macchine dotate di elevata intelligenza. Ciò che riesce facile all’uomo, solo che abbia imparato a camminare e usare le mani, per i robot è ancora un’enorme sfida. Invece l’intelligenza coltivata al più alto livello è un gioco da bambini. Le macchine infatti possono eseguire meglio visite mediche che lavori di giardinaggio. Red Brooks, del Massachutsetts Insitute of Technology,prevde che in futuro i medici avranno gli stessi compiti dei piloti della Lufthanza di oggi: trasmettere fiducia ai pazienti, o rispettivamente ai passeggeri, e in qualche raro caso intervenire per controllare.

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Riporto l’ultimo capitolo della NOSTRA EUROPA di Ceruti e Morin

L’Europa sarà figlia dell’improbabile O non sarà

L’Europa ha bisogno di una nuova via. Noi europei dobbiamo evitare a ogni costo la buona coscienza, che è sempre una falsa coscienza. Il lavoro della memoria deve lasciare refluire verso di noi l’ossessione della barbarie: asservimenti, tratta dei neri,colonizzazione,razzismi,totalirsmi nazista e sovietico. Questa ossessione, integrandosi all’idea della nuova metamorfosi dell’Europa, può renderci capaci di integrare la barbarie all coscienza europea,condizione indispensabile se vogliamo superare i nuovi pericoli di barbarie. ma anche la cattiva coscienza è una falsa coscienza. Alla coscienza della barbarie deve integrarsi del fatto che l’Europa ha prodotto, con l’umanesimo, l’univrsalismo, l’ascesa progressiva di una coscienza planetaria, gli antidoti alla stessa barbarie pure da essa diffusa nel mondo. Anche questa è una condizione per superare i rischi, sempre presenti, di nuove barbarie. Niente è irreversibile e le condizioni democratiche umaniste devono rigenerarsi in permanenza, altrimenti degenerano. Vi sono situazioni critiche, incerte.Vi sono svolte nelle quali la storia esita. Basta di conseguenza una debole inflessione iniziale, un debole spostamento, un evento aleatorio, una o più decisioni perchè il corso della storia segua una traiettoria diversa. Oggi, il pianeta è in una di queste situazioni, che definiremmo agonica. Agonia significa lotta angosciante, conflitto interiore. Ogni nascita è agonica, come ogni morte. Siamo nell’agonia di un mondo che non riesce a nascere, perchè siamo nell’agonia di un mondo che non riesce a morire.L’Europa è oggi alla periferia dell’età del ferro planetaria, e non ne può uscire da sola.

Andrea Bocelli – Canto Della Terra (with lyrics)

Il pensiero e la cultura di noi europei, frutto della nostra provincializzazione e delle nostre prese di coscienza, ci appaiono deboli e minacciate da ogni parte. Ma possiamo sperare che questa debolezza racchiuda in sè la possibilità dell’Europa, e la possibilità dell’Europa di contribuire alla metamorfosi delmondo.Per comprendere che cosa sia una metamorfosi, pensiamo a come un bruco si trasforma in libellula. Il bruco si è chiuso nella crisalide. Tutto a un tratto, i fagociti che dovrebbero difenderlo contro le aggressioni esterne aggrediscono lo stesso organismo. Distruggono i suoi stessi organi, risparmiando soltanto il sistema nervoso che mantiene l’identità dell’essere e controlla la sua metamorfosi. Tutto il resto dell’organismo è devastato. In questa implacabile distruzione si opera la costruzione di un essere che è radicalmente nuovo e che è tuttavia altrettanto radicalmente lo stesso. In questa agonia vi è unamorte che è una nascita. Il nuovo essere vuole rompere la crisalide che è ormai divenuta una prigione. Con terribili sforzi convulsivi tenta più volte di uscire. Ce la farà, ma un pò alla volta e con difficoltà. Le sue ali resteranno a lungo pesanti, incollate al corpo. Ma alla fine, quando nulla sembra ancora annunciarlo, la libelllula sarà capace di spiccare il volo.

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A differenza dell’insetto, l’Europa non ha alcun programma preliminare che garantisca e regoli la sua trasformzione. Non è regolata da un sistema nervoso centrale di qualche sorta. E tuttavia, anche nel suo caso, ci sono volute devastazioni e distruzioni totali, quelle della seconda guerra mondiale, perchè la sua metamorfosi abbia potuto avere inizio. Alcuni paesi hanno così generato una sorta di sistema nervoso periferico per regolare i loro primi scambi organici. Ma il sistema nervoso centrale, il cervello dell’Europa non si è ancora costituito.La metamorfosi è incompiuta, non siamo nè bruco nè libellula. Lo sforzo decisivoè ancora da fare. A differenza del bruco-libellula noi abbiamo una consapevolezza. Questo conta.Nella storia d’Europa il pensiero ha contato.Non è nè idealista nè utopico supporre che oggi il pensiero possa aiutare l’emergenza di un’Europa politicamente unita e attiva nel mondo. Ma il vero problema è di sapere se la cultura e l’educazione oggi siano all’altezza di svolgere questo compito.Mai nella storia d’Europa la responsabilità del pensiero e della cultura sono state così tremende.

L’Eden delle Termiti  – “La vita in bilico” di Niles Eldredge

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niles-eldredgeNiles Eldredge and Stephen  J.Gould

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