La cura dell’anima


Enya – Sumiregusa


 Libertà, solidarietà e umanità sono tenute insieme nelle opere del filosofo ceco Jan Patocka dal filo rosso della responsabilità, concepita come esercizio concreto e quotidiano per una vita che vale davvero la pena d’essere vissuta. Nel solco di una filosofia intesa come pratica per un soggetto ben radicato nel mondo e chiamato a rispondere sempre delle sue azioni, emerge la libertà come espressione autentica dell’uomo storico, come rischio e faticosa conquista sulla scia di un “Platonismo negativo” che è consapevolezza delle contraddizioni vitali. È solo da questo sconvolgimento irrompente nell’assopita e monotona quotidianità che può allora crescere una nuova umanità, nemica dell’indifferenza e della dispersione. Dove, se non nell’orizzonte europeo, poter far nascere questa nuova vita? Ha ancora senso parlare di Europa? Interrogativi oggi più che mai attuali quelli proposti da Patocka, che fa appello alla sfida più grande per i nostri tempi: quella di un’Europa concepita come nuovo orizzonte storico-culturale e politico in cui edificare la fiducia nell’esistenza e nel cammino di un’umanità aperta al costante dialogo.
 

  Simona Forti unisce Arendt,Foucoult,Patocka nell’interpretazione della biografia di Socrate. Il processo di una vita che si singolarizza scegliendo, per quanto è possibile lo spazio indeterminato della libertà e che pur impegnandosi per far emergere la contingenza delle norme, non può fare a meno di sentirsi responsabile per ciò che dice e ciò che fa, in rapporto a sè e agli altri, per la vigilanza nei confronti di ogni possibile forma di dominazione.

Michel Foucault: Illuminismo e critica – di Raffaele Ariano

 James Hillman, intervista di Silvia Ronchey (completa)

Aggiungo Hillman per abbracciare la luce e scordare le ombre. Guardando solo alla luce, pur nella conoscenza dell’ombra, possiamo curare e creare l’anima più velocemente, per ” conoscere noi stessi ” dove le differenze accettate, si trasformano nella certezza di stare nel cuore.

L’esercizio di sè, che prenda la forma dell’educazione, della terapia o dell’esperienza spirituale, deve ritrovare un punto di appoggio. Deve ancorarsi nel fondo di natura ( inconscio vitale ) che determina il processo di individuazione nella prospettiva dell’altro uomo e della vita. L’esercizio di sè ha bisogno di uno spazio per l’esperienza, facilitare la prova del corpo e del verbale, il contatto immediato e particolare con i sensi e la sensibilità. Esso deve un pò tralasciare il sapere e accettare la ricerca itinerante, nel percorso nell’essere e nella vita che ci richiama tutti nella comunione dei legami e che richiama ognuno nella particolarità del suo progetto. 

niente panico..….

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