Semplessità

semplessitàLa semplessità è un modo di vivere con il proprio mondo. È eleganza piuttosto che sobrietà, intelligenza piuttosto che fredda logica, diplomazia piuttosto che autorità. (Alain Berthoz)

 Pier Giuseppe Rossi: dal frammento alla rete – Università di Macerata

Per quale motivo un affermato studioso di scienze naturali si interessa all’epistemologia? È venuta a mancare la possibilità di svolgere un lavoro valido nel suo ambito? Ho sentito molti miei colleghi esprimere questo punto di vista e immagino che sia così anche per molti altri. Non condivido questo modo di pensare […]. Concetti che si sono dimostrati utili per ordinare le cose acquistano una tale autorità su di noi da farci dimenticare la loro origine terrena e portarci ad accettarli come dati inalterabili. Così questi concetti luoghi-comunidiventano “necessità del pensiero”, “dati a priori” e così via. Spesso sono proprio questi errori che rendono impossibile per molto tempo il cammino del progresso scientifico. Perciò è tutt’altro che irrilevante cercare di diventare abili nell’analizzare i concetti che sono stati a lungo un luogo comune e mettere in evidenza le circostanze dalle quali dipendono la loro giustificazione e la loro utilità, mostrando come siano emersi ndividualmente, a partire dai dati dell’esperienza. In questo modo la loro soverchiante autorità sarà rovesciata. -Albert Einstein –
Questo volume propone una riflessione su un concetto nuovo: la semplessità. Tale neologismo designa una delle invenzioni più stupefacenti degli organismi viventi, applicabile a diversi livelli dell’attività umana, dalla molecola al pensiero, dall’individuo all’intersoggettività, fino ad arrivare alla coscienza e all’amore.semplessità2
Oggi, all’inizio del xxi secolo il principio guida è la complessità. L’economia è complessa, la vita nelle megalopoli è complessa, i meccanismi del morbo di Alzheimer sono complessi. Trovare un biocarburante efficace per sostituire il petrolio è complesso, gestire le famiglie separate e permettere contemporaneamente uno sviluppo armonioso dei bambini e la libertà sessuale dei genitori è complesso.
Siamo schiacciati dalla complessità. Inoltre, apparteniamo a diversi corpi sociali, religiosi e politici, e viviamo divisi tra numerose identità: siamo cittadini del nostro Paese, ma anche dell’Europa, abitanti di un quartiere, medici o muratori, turisti, pazienti, clienti ed elettori. Ciascuna di queste identità ci inquadra, ci impone una serie di comportamenti, norme, abitudini e habitus che ci collocanoScambio di vedute Low all’interno di un intreccio di ragnatele sociali e psicologiche in costante mutamento, caratterizzate da una complessità che non ha eguali nella storia dell’uomo. Anche le teorie scientifiche che riguardano la materia e gli organismi viventi devono confrontarsi con la complessità dei processi naturali. La omplessità investe dunque ogni ambito, senza eccezioni.
La fisica cerca da tempo una soluzione a questa complessità e, pur avendo raggiunto in generale un livello di maturità notevole, nel confrontarsi con la complessità deve rassegnarsi a rapporti di incertezza che definiscono i limiti stessi della conoscenza e ammettere, per esempio, che non si possono conoscere contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella. Nel tentativo di formalizzare la complessità, scienziati di tutte le discipline hanno creato un istituto di ricerca, il Santa Fe Institute, negli Stati Uniti, fondato, tra gli altri, dal Premio Nobel semplessità6per la Fisica Murray Gell-Mann, lo scopritore dei quark. Il suo libro:” Il quark e il giaguaro” riassume il processo necessario per costruire una teoria dei sistemi complessi adattativi. La metafora è celebre: il battito d’ala di una farfalla nell’America del Sud può provocare una catastrofe in Europa. In altre parole, una legge molto semplice di organizzazione della materia vivente può generare strutture complesse. 

Meraviglie e imposture della semplicità.

Di fronte alle sfide della complessità assistiamo a una proliferazione di metodi per semplificare. Tali metodi, destinati a evitare la follia collettiva e individuale dovuta all’impossibilità, per il nostro cervello, di elaborare l’immensa quantità di informazioni necessarie per vivere, agire e comprendere, sbandierano un’apparente semplicità, espressa attraverso teorie matematiche astruse, che mascherano l’incapacità dei loro autori di cogliere il reale. Questi modelli matematici, legati agli interessi privati che nascondono, provocano regolarmente drammi, come dimostrano la recente crisi finanziaria e il fallimento dei sistemi bancari. Possiamo fare un altro esempio: per facilitare la decisione, si tende a ridurre l’uomo a una serie di processi logici e a modellizzarlo mediante una serie di teorie logico matematiche che semplificano la realtà del vissuto. Ma, nonostante gli sforzi volti a trovare soluzioni efficaci, le “semplici euristiche per farci furbi”, dobbiamo per forza prendere atto che oggi l’uomo è un Teseo perso nel labirinto,linus7 senza un filo di Arianna in grado di fargli ritrovare la via. Gli si fa credere che l’uscita sia alla fine della strada, ma questa non porta da nessuna parte. Può quindi capitare che l’uomo, perso nella complessità reale del mondo e consapevole dell’inconsistenza di tali modelli formali, si riavvicini a credenze antiche e si volga all’oscurantismo. Oggigiorno il bisogno di semplificare riguarda tutte le attività. In ogni ambito della vita sociale e politica, della medicina, della scienza, della tecnologia, della vita quotidiana, si è alla ricerca di metodi o di principi di semplificazione. Si fabbricano apparecchi elettronici o digitali la cui complessità è dissimulata dalla semplicità d’uso. Si riempiono i computer di software pesantissimi trovando metodi perché l’utente li possa adoperare in modo semplice. Si semplificano i moduli per la dichiarazione dei redditi, le ricette mediche. Si semplificano i documenti amministrativi, si semplificano le procedure penali per velocizzarle. Si istituisce il voto elettronico e si fornisce agli elettori la scelta semplice tra due candidati che si contrappongono su un palcoscenico televisivo. Si semplifica la vita delle persone creando supermercati dove possano trovare tutti i prodotti di cui hanno bisogno. Gli ingegneri trovano soluzioni per semplificare il calcolo delle misure delle fibre ottiche luci a pipa(light pipes ), i chimici scoprono principi semplificativi per quanto riguarda le reazioni enzimatiche o cinetiche. Il risultato di questa frenesia della semplificazione è di produrre un aumento della complessità. Quanto più l’utilizzo dei computer è semplice, tanto più i software saranno pesanti. Semplificare ha un prezzo. Al giorno d’oggi si ha la tendenza a confondere la modernità con la semplicità. Di fronte alla proliferazione e all’esuberanza dell’arte barocca, alle fantasie dell’architettura classica, alla frivola raffinatezza dei costumi e degli abiti, il xx secolo ha conosciuto un movimento di riduzione a una semplicità maggiore nelle forme e nei materiali. Questo movimento, illustrato dall’influenza del Bauhaus, ha invaso l’industria e il design. Per fortuna comincia a essere contestato e gli stilisti, per esempio, sembra stiano ritrovando il piacere di giocare con le forme e i colori, le consistenze e i ritmi, la trama e le pieghe dei tessuti. 

La semplessità – L’originalità degli organismi viventi

È arrivato il momento di definire più precisamente il senso che do al concetto di semplessità. Non ho inventato niente, visto che la parola semplessità, nella sua traduzione inglese, simplexity, viene usata abbastanza comunemente fin dagli anni Cinquanta in diversi ambiti, dalla geologia all’economia al design. Tuttavia questo tipo di utilizzo non è particolarmente interessante, perché spesso riduce il termine
a un sinonimo di semplicità. Per me la semplessità è tutt’altra cosa. È, prima di tutto ed essenzialmente, una proprietà degli organismi viventi. In questo libro tento un’analisi approfondita del concetto di semplessità e della sua importanza per comprendere l’originalità della materia vivente. La semplessità non è la semplicità, è legata in modo sostanziale alla complessità, con cui condivide una medesima radice. Come ricorda giustamente Gell-Mann, «la parola semplicità si riferisce all’assenza, totale o quasi, di complessità. Mentre la parola semplice deriva da un’espressione che significa “piegato una sola volta”, complesso deriva da una parola che significa “intrecciato”». Secondo alcuni, i teorici della complessità hanno identificato bene ciò che distingue gli organismi viventi dalla materia inerte. Nel suo libro sulla modellizzazione dei sistemi viventi complessi,  Bellomo, teorico della complessità, scrive: «Sebbene gli organismi viventi ubbidiscano alle leggi della fisica e della chimica, la nozione di funzione o di intenzione (purpose) distingue la biologia dalle altre scienze naturali.linus8 I sistemi biologici e quelli fisici differiscono in realtà per quanto riguarda la sopravvivenza e la riproduzione, e gli aspetti concomitanti di tale funzione». Dopodiché propone una teoria matematica delle interazioni tra «un gran numero di entità che interagiscono, che verranno chiamate particelle attive o, occasionalmente, agenti, e che sono organizzate in popolazioni diverse che interagiscono». Per quanto interessante, una simile concezione dell’azione presenta alcuni limiti. Infatti non affronta ciò che costituisce l’originalità dell’atto negli organismi viventi. Non viene menzionata in alcun modo l’idea che la vita ha trovato una serie di soluzioni per semplificare la complessità. Non si fa accenno alcuno al fenomeno assolutamente straordinario che si è prodotto nei viventi: la creazione di confini che delimitano spazi chiusi come la cellula o lo stesso corpo. Tali soluzioni rappresentano principi semplificativi che riducono il numero o la complessità dei processi e permettono di elaborare molto rapidamente informazioni e situazioni, tenendo conto dell’esperienza passata e anticipando il futuro, facilitando la comprensione delle intenzioni senza snaturare la complessità del reale. Dal mio punto di vista la semplessità consiste in questo insieme di soluzioni trovate dagli organismi viventi affinché, nonostante la complessità dei processi naturali, il cervello possa preparare l’atto e anticiparne le conseguenze. Queste soluzioni non sono né caricature né scorciatoie né riassunti. Nel porre il problema in un altro modo, consentono di arrivare ad azioni più eleganti, più rapide, più efficaci. Permettono anche di mantenere o di privilegiare il senso, anche a costo di fare una deviazione. La semplessità è complessità decifrabile, perché fondata su una ricca combinazione di regole semplici. Per riprendere una formula di leibniz e la musicaLeibniz a proposito del migliore dei mondi possibili, che combina la varietà maggiore di fenomeni con la semplicità maggiore delle leggi, è una semplicità complicata. La musica di Boulez o di Dusapin è moderna; può anche non piacere, ma è semplessa. Così come lo è una fuga di Bach, che comincia con qualche nota ed evolve lentamente verso meravigliose volute di suoni combinati che danno fugabach_183l’impressione della complessità, mentre in realtà seguono una logica rigorosa. Lo stesso vale per le grandi liturgie russe o per le polifonie che danno l’illusione di una grande semplicità attraverso una sapiente distribuzione di ritmi e spazi sonori interconnessi, intrecciati in un balletto che sembra un assolo, perché segue una via che, nel nostro  cervello, armonizza attività molteplici.

Semplificare in un mondo complesso non è mai semplice.

Richiede in particolare la capacità di inibire, selezionare, collegare, immaginare. Altrove ho detto che il fondamento dei nostri pensieri, dello sviluppo delle nostre funzioni cognitive più elevate e anche più astratte consiste nell’atto, e che il cervello si è sviluppato in modo da poter anticipare le conseguenze di un’azione, proiettando sul mondo le proprie percezioni, le proprie ipotesi e i propri schemi interpretativi. L’originalità degli organismi viventi è precisamente quella di avere trovato soluzioni che risolvono il problema della complessità con meccanismi che non sono semplici, ma semplessi. Si può far credere che la complessità sia riconducibile a un clic del mouse, che il mondo sia davvero a portata di una pagina di Google, che la soluzione alle grandi malattie psichiatriche sarà fornita dalla semplice scoperta dei geni ad esse relativi. Può essere vero quando si tratta di far funzionare una lavatrice, un computer, la biglietteria di una stazione, ma non quando si devono integrare le molteplici complessità proprie del nostro ambiente sociale, materiale e naturale. A complemento delle teorie della complessità bisogna gettare le basi di una teoria della semplessità che, in qualche modo, contenga una parte di complessità. È ciò che tento di fare in questo saggio. Alain Berthozlivelli di organizzazione

 

 smile3amore e ridereniente panico…..