Apprendimento e saggezza

PARLANDO DI MARIA ZAMBRANO SENZA ALCUNA RETICENZA (di Pierfranco Bruni)

Siamo Noi – Maria Montessori: una straordinaria maestra di vita

La domanda rimossa ( Roberto Caracci )

Il chiedersi dove stiamo andando, nel senso globale del termine, fa parte del più generale domandare dell’uomo. Spegnere la domanda è un altro modo radicale, re-azionario, per neutralizzazione il problema del senso. Vi è un’epoca, quella dell’infanzia, in cui le domande prevaricano sulle risposte. Ne sanno qualcosa i genitori, che a un tratto sono costretti a dare uno stop alle curiosità dei figli. mafalda e le risposteLa catena dei perchè culmina con un perchè più grande, inglobante,estremo degli altri, a cui corrisponde la censura di un sorriso amorevole, o della reticenza imbarazzata. Ma in quell’epoca vi è anche, da parte di un figlio,una intolleranza della mancata risposta o delle risposte rappezzate, che poi si ammorbidirà e scomparirà con l’età. Quando ci rassegniamo a non porre più raffiche di domande ai genitori, muta qualcosa, e forse impariamo a disulluderci sulla conoscenza della verità da parte degli adulti. La reticenza degli adulti, però, non cancella l’abissalità della domanda meno velata, che è la domanda di senso ultimo, quella che magari non poniamo mai, che non abbiamo il coraggio di porre, ma che poi alberga nel nostro io più profondo come domanda rimossa. L’homo faber è antropologicamente costruttore di sensi, per difendersi da quelle intemperie e da quella violenza particolari provenienti dalla percezione del nulla-di-senso. La casa del senso è la più cercata, quasi al pari della casa della sicurezza.

Coscienza non guerra. Specchio della natura, per quanto possibile, non ribellione alla natura. Dire e sentire le cose come sono. Non mentire, almeno a noi stessi. Il senso bussa alla porta come il destino della Quinta Sinfonia di Beethoven o la siderale verità dell’ultimo Leopardi: non c’è da fare gli eroi, ma da liberare almeno la coscienza dalle ipocrisie della paura, dalla viltà o dalla miseria delle maschere.

Filosofia – Pascal e il pensiero tra fede e ragione – Giulio Giorello

Parole di Pascal: L’uomo non è che una canna, la più debole della natura. Ma è una canna pensante. Anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancora più nobile di chi lo uccide, perchè sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui.

Il primo approccio conoscitivo del mondo, prima ancora della parola, è la conoscenza tramite il movimento. La danza è perciò un modo di essere-nel-mondo, l’espressione dell’unità organica dell’uomo con l’universo. Questa nozione di danza come cinestesia integrativa è molto antica e attraverso la storia ha numerose espressioni culturali come le danze primitive, le danze orfiche, le cerimonie tantriche e le danze giratorie del Sufismo. Il poeta Jala-od-Din Rumi (secolo XIII) esclamava:

rumi piedi“O giorno, alzati… gli atomi danzano, le anime, ebbre d’estasi, danzano, la volta celeste, a causa di questo essere, danza. Ti dirò nell’orecchio verso dove conduce la sua danza. Tutti gli atomi che sono nell’aria e nel deserto – intendilo bene – sono innamorati come noi e ognuno di essi felice o addolorato che sia, si ritrova illuminato dal sole dell’anima incondizionata.”

La domanda di senso è trascendentale perchè viene prima di tutto, anche della cultura, e viene solo un passo dopo l’istinto di sopravvivenza, appartiene a una sfera pre-categoriale, pre-culturale, che nulla c’entra con l’intelligenza o la competenza culturale. Se la conoscenza può rendere infelici, come è noto, pur con la grande utilità di difenderci dai pericoli, la saggezza come phronesis è altro dalla conoscenza, anche se se ne giova, è altro soprattutto dall’intelligenza, e può essere una prerogativa del primitivo – non a caso più avvezzo di noi al rispetto della morte e più propenso a vivere la vita globalmente. La saggezza ha bisogno di meno difese contro la domanda originaria, anzi la incamera e ci convive.mano aperta

 

 Emidio Spinelli: La verità nella filosofia antica

In questo periodo storico, la teoria di un sistema complesso è veramente una sfida. Abbracciare tutto il mondo della conoscenza, rispettandone la complessità intrinseca, costituisce una sfida a tutta quella tradizione di pensiero che considera il mondo, costituito da elementi semplici ” atomici ” che si compongono in modo ordinato prevedibile e che ritiene la frammentazione e la semplificazione, l’unica metodologia valida, per conoscere. Il rapporto che l’educazione ci ha abituati ad avere nei confronti del sapere scientifico, è rispettoso deferente e fiducioso perchè ha reso possibile il progresso tecnologico che ci ha portato al benessere. Anche se ultimamente ha cominciato a produrre inquinamenti, sovraffollamenti, sprechi, aggressività, è difficile cambiare completamente la natura del nostro rapporto con il sapere. mafalda e la saggezzaLa teoria dei sistemi complessi ci chiede di abbandonare il controllo e accettare l’imprevedibilità come caratteristica essenziale di ogni sistema organizzato. Le scienze della complessità esigono da noi un rapporto pronto ad accettare l’incertezza, non come errore, ma come una caratteristica inevitabile. Un rapporto pronto a vivere nell’impermanenza, ad accettare il mutamento, a privilegiare i percorsi più che i traguardi, a non cercare affannosamente la risposta definitiva. E TUTTO QUESTO FA PAURA.

Alessandro D’Avenia, l’arte di essere fragiliarte di essere fragili

 

L’accettazione della propria  fragilità amplifica la coscienza, sviluppa l’autonomia, aumenta la vitalità, evita le distorsioni.

Concludo con una domanda: Considerando l’essere umano, l’imprevedibilità della natura e l’incertezza una necessità, potremmo risalire alla causa per ridimensionare l’effetto?

goccia d'acqua 2

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